Nell’immaginario europeo, i Mongoli di Gengis Khan – ribattezzati “Tartari” in quanto assimilati a demoni fuoriusciti dall’Inferno (Tartaros) e assimilati alle entità apocalittiche di Gog e Magog – sono stati a lungo visti come barbari dispotici e sanguinari. Tale immagine ha subito un cambiamento soltanto nel corso del Novecento, grazie alla riscoperta della Storia segreta dei Mongoli, un’epopea mongola duecentesca che presenta Gengis Khan come un vero e proprio eroe civilizzatore, e alla ridefinizione del concetto di barbarie da parte di un’Europa segnata da due conflitti mondiali e dai totalitarismi. Il presente contributo segue le varie fasi della metamorfosi di quest’immagine nella letteratura europea in lingua francese, inglese, italiana e tedesca. Se nei testi pubblicati da Giovanni Pascoli e Dino Buzzati nel primo Novecento domina l’idea della paura dell’Altro, a partire dagli anni cinquanta, con le opere di Henry Bauchau e Hans Baumann, si fa strada un’immagine ambivalente di Gengis Khan e dei suoi guerrieri, che giunge, nei romanzi contemporanei di Franco Forte e Conn Iggulden, fino al ribaltamento della visione medievale e all’idealizzazione.

Dalla paura dell’Altro alla sua idealizzazione. Il mito dei Tartari nella letteratura europea (1904-2011)

De Bonis Benedetta
2015-01-01

Abstract

Nell’immaginario europeo, i Mongoli di Gengis Khan – ribattezzati “Tartari” in quanto assimilati a demoni fuoriusciti dall’Inferno (Tartaros) e assimilati alle entità apocalittiche di Gog e Magog – sono stati a lungo visti come barbari dispotici e sanguinari. Tale immagine ha subito un cambiamento soltanto nel corso del Novecento, grazie alla riscoperta della Storia segreta dei Mongoli, un’epopea mongola duecentesca che presenta Gengis Khan come un vero e proprio eroe civilizzatore, e alla ridefinizione del concetto di barbarie da parte di un’Europa segnata da due conflitti mondiali e dai totalitarismi. Il presente contributo segue le varie fasi della metamorfosi di quest’immagine nella letteratura europea in lingua francese, inglese, italiana e tedesca. Se nei testi pubblicati da Giovanni Pascoli e Dino Buzzati nel primo Novecento domina l’idea della paura dell’Altro, a partire dagli anni cinquanta, con le opere di Henry Bauchau e Hans Baumann, si fa strada un’immagine ambivalente di Gengis Khan e dei suoi guerrieri, che giunge, nei romanzi contemporanei di Franco Forte e Conn Iggulden, fino al ribaltamento della visione medievale e all’idealizzazione.
2015
Tartari, Gengis Khan, Mongoli, mito, Giovanni Pascoli, Dino Buzzati, Henry Bauchau, Hans Baumann, Conn Iggulden, Franco Forte
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