In questo contributo si prosegue l’indagine sull’opera di I. Bičurin (v. A. Di Toro, ‘La Kitajskaja grammatika (1835) di I. Bičurin: un nuovo modello per la descrizione della lingua cinese’, in La Cina e l’altro. Atti del IX Convegno A.I.S.C. Napoli-Capri, 14-16 ottobre 2003, a Cura di Anna Maria Palermo e Floriana Castiello, Università degli Studi di Napoli ‘l’Orientale’, Napoli, 2007, pp. 353-382), mostrando l’originalità del sinologo russo nell’impostazione della didattica della lingua cinese. Il presente contributo inquadra innanzi tutto l’attività didattica di Bičurin all’interno di una tradizione già consolidata di insegnamento del cinese a studenti russi, iniziatasi con la fondazione della Scuola di cinese per i membri della Missione Spirituale Russa a Pechino, al principio del XVIII sec. A partire dagli anni ’30 dello stesso secolo, corsi di cinese (e mancese) per russi furono inaugurati anche sul suolo russo, con il mancese Zhou Ge (?-1751) e, a seguire, I. Rossohin (1717-1761), A. Leont’ev (1716-1786) e altri. Attraverso l’analisi di alcune testimonianze dei contemporanei e di alcuni manoscritti preservati, si delinea la metodologia di questi pionieri dell’insegnamento del cinese in Russia. L’attività didattica di Bičurin iniziò già durante la sua permanenza a Pechino, dove egli strutturò un metodo didattico rigoroso articolato in cinque anni di studio, durante i quali gli studenti avrebbero dovuto affrontare dapprima i tradizionali manuali di caratteri e poi i Quattro Libri, praticando continuamente anche la lingua parlata e la traduzione scritta. Tale metodo sarebbe stato applicato dal sinologo russo anche nella scuola di Kjachta, dove tra gli aspetti della lingua studiati sarebbe entrato anche il linguaggio commerciale. Come testimoniato dalle appendici della sua Kitajskaja grammatika, dove figurano anche tavole dedicate ai nomi dei prodotti cinesi commerciati a Kjachta, il libro di Bičurin rappresenta un interessante e antico esempio di didattica di un linguaggio specialistico. Analizzando con attenzione le notizie sul curriculum da lui proposto, insieme alle preziose informazioni contenute nell’Introduzione alla Kitajskaja grammatika, Bičurin sembra mostrare una grande continuità con la tradizione esistente. Un aspetto comune alla didattica del cinese in Russia è la rigorosa impostazione tradizionale dell’insegnamento della lingua, a partire dall’uso dei tradizionali manuali di caratteri, primo tra tutti il Sanzijing. Senza dubbio l’interesse suscitato dal Classico dei Tre Caratteri in Russia è dimostrato dalla quantità e la qualità di traduzioni russe di questo testo: tra 1741 e 1829 se ne realizzeranno tre traduzioni (di Rosshin, Leont’ev e dello stesso Bičurin).

I. Bičurin's originality as a Teacher of Chinese

Di Toro A
2008-01-01

Abstract

In questo contributo si prosegue l’indagine sull’opera di I. Bičurin (v. A. Di Toro, ‘La Kitajskaja grammatika (1835) di I. Bičurin: un nuovo modello per la descrizione della lingua cinese’, in La Cina e l’altro. Atti del IX Convegno A.I.S.C. Napoli-Capri, 14-16 ottobre 2003, a Cura di Anna Maria Palermo e Floriana Castiello, Università degli Studi di Napoli ‘l’Orientale’, Napoli, 2007, pp. 353-382), mostrando l’originalità del sinologo russo nell’impostazione della didattica della lingua cinese. Il presente contributo inquadra innanzi tutto l’attività didattica di Bičurin all’interno di una tradizione già consolidata di insegnamento del cinese a studenti russi, iniziatasi con la fondazione della Scuola di cinese per i membri della Missione Spirituale Russa a Pechino, al principio del XVIII sec. A partire dagli anni ’30 dello stesso secolo, corsi di cinese (e mancese) per russi furono inaugurati anche sul suolo russo, con il mancese Zhou Ge (?-1751) e, a seguire, I. Rossohin (1717-1761), A. Leont’ev (1716-1786) e altri. Attraverso l’analisi di alcune testimonianze dei contemporanei e di alcuni manoscritti preservati, si delinea la metodologia di questi pionieri dell’insegnamento del cinese in Russia. L’attività didattica di Bičurin iniziò già durante la sua permanenza a Pechino, dove egli strutturò un metodo didattico rigoroso articolato in cinque anni di studio, durante i quali gli studenti avrebbero dovuto affrontare dapprima i tradizionali manuali di caratteri e poi i Quattro Libri, praticando continuamente anche la lingua parlata e la traduzione scritta. Tale metodo sarebbe stato applicato dal sinologo russo anche nella scuola di Kjachta, dove tra gli aspetti della lingua studiati sarebbe entrato anche il linguaggio commerciale. Come testimoniato dalle appendici della sua Kitajskaja grammatika, dove figurano anche tavole dedicate ai nomi dei prodotti cinesi commerciati a Kjachta, il libro di Bičurin rappresenta un interessante e antico esempio di didattica di un linguaggio specialistico. Analizzando con attenzione le notizie sul curriculum da lui proposto, insieme alle preziose informazioni contenute nell’Introduzione alla Kitajskaja grammatika, Bičurin sembra mostrare una grande continuità con la tradizione esistente. Un aspetto comune alla didattica del cinese in Russia è la rigorosa impostazione tradizionale dell’insegnamento della lingua, a partire dall’uso dei tradizionali manuali di caratteri, primo tra tutti il Sanzijing. Senza dubbio l’interesse suscitato dal Classico dei Tre Caratteri in Russia è dimostrato dalla quantità e la qualità di traduzioni russe di questo testo: tra 1741 e 1829 se ne realizzeranno tre traduzioni (di Rosshin, Leont’ev e dello stesso Bičurin).
2008
978-88-87604-53-5
storia della sinologia
didattica del cinese
sinologia russa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14091/5391
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