Dato che in latino il soggetto controlla l’accordo del verbo finito e dei predicati nominali (per le categorie pertinenti), la possibilità che un aggettivo neutro sia predicato di un argomento maschile o femminile richiede una spiegazione: triste lupus stabulis (Verg. ecl. 3,80). La struttura, più frequente in età augustea, è considerata un’alternativa al tipo res + aggettivo: est enim gloria solida quaedam res (Cic. Tusc. 3,3). Le grammatiche dicono che l’aggettivo neutro ha valore generalizzante e che, dal punto di vista categoriale, è un aggettivo sostantivato. È però anche possibile dare un resoconto sintattico del fenomeno, sostenendo che, per esempio nell’esempio virgiliano citato, il soggetto di triste non è lupus di per sé ma la relazione tra lupus e stabulis, che costituisce un complesso predicativo, cioè un’unità sintagmatica. L’accordo vi funzionerebbe come nel caso dei soggetti proposizionali: bis dicere est commodum (Cic. Verr. 2,1,26). L’ipotesi può naturalmente essere estesa a casi meno trasparenti: turpitudo peius est quam dolor (Cic. Tusc. 2,30-31), varium et mutabile semper femina (Verg. Aen. 4, 569-570). I nomi turpitudo e femina nascondono infatti nel nucleo lessicale un processo predicativo la cui interpretazione può manifestarsi come un complesso proposizionale: ‘l’esser turpe’, ‘l’esser donna’.

On the agreement pattern Varium et mutabile semper femina

Pieroni S
2015-01-01

Abstract

Dato che in latino il soggetto controlla l’accordo del verbo finito e dei predicati nominali (per le categorie pertinenti), la possibilità che un aggettivo neutro sia predicato di un argomento maschile o femminile richiede una spiegazione: triste lupus stabulis (Verg. ecl. 3,80). La struttura, più frequente in età augustea, è considerata un’alternativa al tipo res + aggettivo: est enim gloria solida quaedam res (Cic. Tusc. 3,3). Le grammatiche dicono che l’aggettivo neutro ha valore generalizzante e che, dal punto di vista categoriale, è un aggettivo sostantivato. È però anche possibile dare un resoconto sintattico del fenomeno, sostenendo che, per esempio nell’esempio virgiliano citato, il soggetto di triste non è lupus di per sé ma la relazione tra lupus e stabulis, che costituisce un complesso predicativo, cioè un’unità sintagmatica. L’accordo vi funzionerebbe come nel caso dei soggetti proposizionali: bis dicere est commodum (Cic. Verr. 2,1,26). L’ipotesi può naturalmente essere estesa a casi meno trasparenti: turpitudo peius est quam dolor (Cic. Tusc. 2,30-31), varium et mutabile semper femina (Verg. Aen. 4, 569-570). I nomi turpitudo e femina nascondono infatti nel nucleo lessicale un processo predicativo la cui interpretazione può manifestarsi come un complesso proposizionale: ‘l’esser turpe’, ‘l’esser donna’.
2015
978-91-554-9271-7
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