Nella sua Autobiografia scientifica l’architetto Aldo Rossi scriveva dell’importanza che ha avuto per lui il romanzo di Raymond Roussel Locus solus (1914): «Il locus solus è il luogo solitario delle meraviglie nascoste, un luogo nel quale si manifesta il racconto interiore dell’architetto. Come in un viaggio in una archeologia iconografica, si succedono nel locus le figure della propria memoria». È così anche per Calvino, che trova nei luoghi del proprio passato – Sanremo, in primo luogo, ma anche quelli in cui si rifugia nella maturità (Parigi, ad esempio) – lo stimolo visivo per un recupero memoriale apparentemente alieno da ogni nostalgia e da ogni autobiografismo di maniera, teso a recuperare l’essenza profonda del proprio essere ed essere stato. Questo libro parla dunque di quegli di spazi, dei luoghi, delle città così come vengono descritti e narrati da Italo Calvino in alcune sue pagine nell’ottica del recupero memoriale. Gli scritti presi in considerazione sono per lo più brevi prose tese a rievocare il passato, in un solo caso un’opera centrale del suo percorso narrativo. Alla Strada di san Giovanni (1962), a Dall’opaco (1971), a Eremita a Parigi (1974) e agli Dei della città (1975), fa infatti da contrappeso un’opera ‘culto’ quale Le città invisibili (1972). L’intero corpus è cronologicamente compreso nel periodo, poco più ampio di un ventennio, che va dal 1962 al 1975 ma, a ben vedere, se si esclude La strada di San Giovanni, esso è ascrivibile agli anni Settanta del Novecento, anzi al primo lustro di quel decennio. In quegli anni Calvino è a Parigi (1967-1980) e di lì riflette su luoghi e spazi della sua vita.

Geografie della memoria. Italo Calvino

SPERA Lucinda
2020-01-01

Abstract

Nella sua Autobiografia scientifica l’architetto Aldo Rossi scriveva dell’importanza che ha avuto per lui il romanzo di Raymond Roussel Locus solus (1914): «Il locus solus è il luogo solitario delle meraviglie nascoste, un luogo nel quale si manifesta il racconto interiore dell’architetto. Come in un viaggio in una archeologia iconografica, si succedono nel locus le figure della propria memoria». È così anche per Calvino, che trova nei luoghi del proprio passato – Sanremo, in primo luogo, ma anche quelli in cui si rifugia nella maturità (Parigi, ad esempio) – lo stimolo visivo per un recupero memoriale apparentemente alieno da ogni nostalgia e da ogni autobiografismo di maniera, teso a recuperare l’essenza profonda del proprio essere ed essere stato. Questo libro parla dunque di quegli di spazi, dei luoghi, delle città così come vengono descritti e narrati da Italo Calvino in alcune sue pagine nell’ottica del recupero memoriale. Gli scritti presi in considerazione sono per lo più brevi prose tese a rievocare il passato, in un solo caso un’opera centrale del suo percorso narrativo. Alla Strada di san Giovanni (1962), a Dall’opaco (1971), a Eremita a Parigi (1974) e agli Dei della città (1975), fa infatti da contrappeso un’opera ‘culto’ quale Le città invisibili (1972). L’intero corpus è cronologicamente compreso nel periodo, poco più ampio di un ventennio, che va dal 1962 al 1975 ma, a ben vedere, se si esclude La strada di San Giovanni, esso è ascrivibile agli anni Settanta del Novecento, anzi al primo lustro di quel decennio. In quegli anni Calvino è a Parigi (1967-1980) e di lì riflette su luoghi e spazi della sua vita.
2020
978-88-6995-716-1
memoria
prose autobiografiche
spazi
Novecento
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14091/3856
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