Questo saggio si occupa di Cassandra a Mogadiscio, la patografia/ ‘curografia’ della scrittrice italosomala Igiaba Scego. Il saggio si divide in quattro paragrafi. Nel primo (Il Jirro, la patografia e la narratrice ferita), Cassandra a Mogadiscio viene presentata come una patografia epistolare, genealogica, iconica e translingue. Nel secondo (La cura e il “corpo comunicativo”), si approfondisce il nesso tra il trauma coloniale e diasporico e la cura, tema fondativo del memoir. La cura si presente come una rete intersoggettiva e corale di relazioni e di trasmissioni della memoria, a partire dalla triade scrivente di figlia, madre e nipote. Il “corpo comunicativo” (Frank 2022 p. 35) della narratrice ferita si rifrange e si dissemina infatti in quelli della madre e dell’interlocutrice elettiva del testo epistolare, la nipote Soraya. Il terzo paragrafo (Il caleidoscopio) collega il principio trasformativo e intersoggettivo della cura con la struttura caleidoscopica del testo, costruito modellando in chiave creativa i metodi della ricostruzione delle storie orali. Il quarto paragrafo (La leggerezza, la comunità e lo storytelling) analizza infine le strategie di storytelling che modellano il testo e che determinano la sua efficacia di narrazione curativa. Questa analisi da me proposta tra il terzo e il quarto paragrafo è al tempo stesso uno strumento per conoscere questo specifica patografia e per contribuire - sulla scorta di un dibattito già avanzato (Charon et alii 2017, Charon 2019, Frank 2022, Calabrese 2020b e 2022, Morris 2007, Villani 2023) – alla ricerca teorica sulla medicina narrativa. In particolare, le tecniche del caleidoscopio, della leggerezza narrativa e del “re-telling” (Kaminer 2006 481 e sgg) sono qui analizzate anche come categorie narratologiche della medicina narrativa e dei Trauma Studies che hanno la capacità di decifrare e arricchire il paradigma delle poetiche e delle scritture contemporanee.
La narratrice ferita, la medicina narrativa e la leggerezza dello storytelling in «Cassandra a Mogadiscio» di Igiaba Scego
de Rogatis T.
2025-01-01
Abstract
Questo saggio si occupa di Cassandra a Mogadiscio, la patografia/ ‘curografia’ della scrittrice italosomala Igiaba Scego. Il saggio si divide in quattro paragrafi. Nel primo (Il Jirro, la patografia e la narratrice ferita), Cassandra a Mogadiscio viene presentata come una patografia epistolare, genealogica, iconica e translingue. Nel secondo (La cura e il “corpo comunicativo”), si approfondisce il nesso tra il trauma coloniale e diasporico e la cura, tema fondativo del memoir. La cura si presente come una rete intersoggettiva e corale di relazioni e di trasmissioni della memoria, a partire dalla triade scrivente di figlia, madre e nipote. Il “corpo comunicativo” (Frank 2022 p. 35) della narratrice ferita si rifrange e si dissemina infatti in quelli della madre e dell’interlocutrice elettiva del testo epistolare, la nipote Soraya. Il terzo paragrafo (Il caleidoscopio) collega il principio trasformativo e intersoggettivo della cura con la struttura caleidoscopica del testo, costruito modellando in chiave creativa i metodi della ricostruzione delle storie orali. Il quarto paragrafo (La leggerezza, la comunità e lo storytelling) analizza infine le strategie di storytelling che modellano il testo e che determinano la sua efficacia di narrazione curativa. Questa analisi da me proposta tra il terzo e il quarto paragrafo è al tempo stesso uno strumento per conoscere questo specifica patografia e per contribuire - sulla scorta di un dibattito già avanzato (Charon et alii 2017, Charon 2019, Frank 2022, Calabrese 2020b e 2022, Morris 2007, Villani 2023) – alla ricerca teorica sulla medicina narrativa. In particolare, le tecniche del caleidoscopio, della leggerezza narrativa e del “re-telling” (Kaminer 2006 481 e sgg) sono qui analizzate anche come categorie narratologiche della medicina narrativa e dei Trauma Studies che hanno la capacità di decifrare e arricchire il paradigma delle poetiche e delle scritture contemporanee.| File | Dimensione | Formato | |
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